JONATHAN SMITH


Sic, Zps e Ramsar, zone umide da proteggere.


Ogni volta è come rivivere quei momenti gioiosi che mi hanno fatto amare questi posti. I ricordi sono ancora vivi di quando da bambino aspettavo con entusiasmo l'arrivo dell'estate perché con la famiglia ci si trasferiva per tutta la stagione nella borgata di Marceddì, e si passavano le giornate a giocare nello stagno che per noi era “il mare”.

Quello strano mare dall'aria salmastra, abitato da piccoli e grandi uccelli, era il luogo dei miei giochi all'aria aperta. Ora, a distanza di 30 anni, è il luogo dove passo il mio tempo libero, alla ricerca dei sui abitanti più illustri, per fotografarli e in qualche modo difenderli.

Le zone umide della Sardegna, situate per la maggiore nella Provincia di Oristano, rivestono un ruolo determinante per l'avifauna stanziale e migratrice. Ogni anno, e in ogni stagione, milioni di uccelli migrano nel Paleartico occidentale seguendo flussi e cicli ancora oggi ignoti. Specie rare come le gru, le oche selvatiche, le cicogne, condividono questi nostri specchi d'acqua con gabbiani e anatidi di vario genere.  Qui gli ardeidi trovano riparo nel canneto dove nidifica il pollo sultano che, seppur minacciato a livello globale, in Sardegna gode di buona salute.

In questi luoghi di confine tra la terra e l'acqua è facile osservare i grandi rapaci diurni come il falco pescatore e il falco di palude, e quelli notturni come il gufo di palude, la civetta e il barbagianni. Folaghe e gallinelle d'acqua, fistioni, germani e alzavole, a migliaia, scelgono questi territori per far nascere e crescere la prole. Eppure queste zone paludose, veri e propri santuari della biodiversità, sono ancora vittime dell'incuria, dell'indifferenza, della caccia e del degrado urbano, sta a noi farle conoscere, preservarle e difenderle.